Si respira molta trepidazione ed attesa per la data udinese del polistrumentista Nicola Manzan (già
nel Teatro degli orrori, Baustelle, Offlaga Disco Pax, Ronin...) in arte Bologna Violenta.
Chi ha già avuto l'occasione di ammirare lo spettacolo visivo e sonoro proposto dall'artista, conosce
l'attitudine e lo spirito che accompagnano l'ascesa di un personaggio che sta facendo molto parlare
di sé. Il suo esordio, targato Bar La Muerte Records (etichetta estrema e da sempre attenta alle
nuove sperimentazioni in campo musicale) ha attirato l'attenzione di pubblico e critica, estasiati
dalla sperimentazione e dal vortice estremo espressi in questo disco.
L'apertura della serata è affidata a due Dj's (Hybrida Sound System prima e Sister Blister poi) abili
e bravi nel riuscire ad amalgamare generi ed influenze lontane tra loro, ma che trovano in questo
contesto una giusta alchimia, riuscendo nell'intento di scaldare una serata che con il passare dei
minuti diventa sempre più calda e accesa.
Noise, rock, disco e indie si sposano con parti atmosferiche più lente e riflessive, in cui emergono
voci extradiagetiche estrapolate da Film e Programmi Tv. Il tutto condito da proiezioni e immagini
perlopiù astratte e visivamente efficaci, che regalano al pubblico un'esperienza sensoriale ricca e
dalle mille sfumature.
Il momento tanto atteso è finalmente arrivato: il Cas Aupa che accoglie Bologna Violenta è al limite
di capienza e le persone accorse iniziano ad acclamare unanimi l'inizio dello spettacolo.
Un intro caldo e atmosferico annuncia l'ingresso in scena di colui che ha fatto della sperimentazione
e della surreale impovvisazione il suo marchio di fabbrica indelebile. Nicola Manzan sale sul palco
assieme alla sua chitarra dando inizio ad un'esplosione sonora che produce pezzi velocissimi,
intervallati da spezzoni cinematografici dal forte valore simbolico. Scheggie impazzite che
viaggiano alla velocità della luce e che rimbalzano nella sala una dietro l'altra, senza lasciare agli
spettatori un attimo di tregua.
Drum machine, noise e grind si fondono in un tessuto musicale quasi viscerale e dinamicamente
esplosivo di difficile assimilazione, ma dall'impatto fulmineo e immediato. Il confine tra il
grindcore e il noise più intransigente si assottiglia fino a divenire un'amalgama di suoni, espressioni,
tonalità e concetti, resi ancor più vividi ed espressivi dalle immagini che per tutta la durata dello
show si susseguono alle spalle della one man band. La dinamicità e il continuo movimento rendono
la performance un vortice sensoriale visivamente e concettualmente suggestivo: volti, folle, colori e
luci creano un affresco enfatico che stimola la creatività del pubblico e lo trascina verso lidi ancora
ampiamente inesplorati.
I pezzi, eseguiti senza un attimo di tregua, sono tratti dall' esordio discografico dell'artista bolognese
(Il nuovissimo mondo) e sembrano esser conosciuti ed apprezzati da più di qualche persona sotto il
palco. L'attitudine Avant-punk e lo stile estremo si scontrano con le rivisitazioni fonografiche tratte
da film poliziotteschi e dai B-Movies di qualche decennio fa. La forte polemica sociale (che
attraversa temi come la morte, il suicidio e la prostituzione) e i frammenti fortemente critici (seppur
avvenieristici) colpiscono lo spettatore e lo spiazzano di continuo, rendendo Bologna Violenta
un'esperienza unica e imperdibile, tanto nella musica quanto nella proposta di per sé estrema, ma
non per questo elitaria.
 


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