- scritto da Massimo Adolph Nutini Strano un concerto di Giovedì al Deposito. Strano, ma scelta obbligata dopo che il sabato precedente era stato annullato per problemi atmosferici (qui a Pordenone? Mah...). Entro alle 9 e mezza e trovo poca gente. Ma al momento d'inizio del concerto il Deposito, in configurazione di massimo accesso cioè con tutte le tende aperte e palco grande, per fortuna si è considerevolmente rimpinguato, seppur senza riempirsi davvero. Prima cosa che noto: il pubblico è in larga parte di sesso femminile. Accidenti, ma qui son quasi tutte ragazze, e anche giovani per giunta! Sinceramente non sapevo di questa predilizione di genere per l'introspettiva musica e prosa di Vasco Brondi. Ma tant'è. E comunque non passerà molto tempo nella serata che questo mio piccolo mistero mi sarà svelato. Ecco l'inizio: rumori di traffico che introducono Le Luci della Centrale Elettrica sul palco mentre la gente si avvicina. “Cara catastrofe” e “La Lotta Armata Al Bar”, sono i pezzi scelti come apertura. Spesso, tra i brani, nelle pause tra una canzone e l'altra, sarà la voce di Ferré a fare da intermezzo con frasi registrate che sollevano una discreta emozione. Sul palco sono in 4: Brondi alla voce e chitarra acustica, Lorenzo Corti (chitarra), Giovanni Ferrario (basso, chitarra e tastiere) e Sebastiano De Gennaro (percussioni). Chi vi scrive ama davvero molto alcune canzoni di Brondi, e comunque trova tutta la sua produzione onesta, ispirata e di valore. Però devo dire che la dimensione Live forse non è la più adatta alla sua arte. I testi lunghissimi e poetici scivolano un po' via senza incidere come potrebbero la mente e l'animo, almeno non quanto invece riescono a suscitare nell'ascolto del disco. Forse la melanconia impressionista dei testi ha bisogno di un ascolto più attento, con la voce più in primo piano. O forse per sentire di più la struggente bellezza delle sue canzoni, la nostra mente deve venire da qualcos'altro, da ascolti diversi, da atmosfere più banali. In una lunga serie di suoi brani forse c'è il rischio che piano piano certe tessiture. certe rime, certe cadenze delle parole, risultino infine un po' ripetitive, se ne intraveda forse troppo la struttura, la meccanica, la costruzione. Intanto però le belle canzoni scorrono... notevole una cover di Franco Battiato: Summer On A Solitary Beach. Il sound generale è un po' più aggressivo che sul cd, ottimo il percussionista (molto misurato) e gli interventi di rarefatte tastiere di Ferrario. Ed ecco che a metà circa del set capisco il perché di buona parte di quell'abbondante afflusso femminile. Capto, tra le ragazze del pubblico, diversi commenti estasiati sulla sua avvenenza e il suo fascino. Addirittura scruto un messaggino che sta scrivendo una mia vicina: "Ora salgo sul palco e me lo mangio tutto!" Hai capito, i bei tenebrosi! Beh, certo, non tutti i suoi fan saranno attratti da questo aspetto, ma andava segnalato. Intanto il concerto volge alla fine, con ancora intermezzi della voce di Leo Ferré e emozioni che nascono dalle immagini e dalle cartoline da un mondo deturpato che ci appartiene e che Vasco così bene riesce a ridipingerci. Alle volte non sembra un ragazzo di soli 25 anni, tale è la poetica maturità che sgorga dalle sue parole. Eccoci al bis, che culmina con "Per Combattere L'Acne", forse il suo brano più famoso e conosciuto, certo uno dei più emozionanti. Bravo Vasco Brondi; le tue Luci della Centrale Elettrica, anche con qualche difetto, continueranno ad illuminare le nostre nebbiose serate. (Massimo Adolph Nutini - theGreatComplottoRadio.com) Ecco la scaletta dei brani della serata: Cara Catastrofe La Lotta Armata Al Bar L'Amore AI TEmpi... SUMMER on a solitary beach Anidride Carbonica Le Petroliere Un Campo Lungo Qaundo Tornerai Dall'Estero Emilia Paranoica La Scritta COOP (da solo) C'Eravamo Abbastanza Amati I Nostri Corpi Celesti Le Ragazze Kamikaze Piromani Per Respingerti in Mare Per Combattere L'Acne

 


Comments




Leave a Reply