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Gli Ananda sono una indie rock band della provincia di Salerno e sono attivi dal 2006. wardiaries è il loro secondo album; il primo, intitolato The Apple Towns, è uscito nel 2008 per la label Videoradio.
Scritto così, wardiaries, senza stacchi tra le parole, senza maiuscole. diaridiguerra. La guerra è un tema che mi ossessiona da tempo, perché è una manifestazione prettamente umana, unicamente umana. Mi sono reso conto a posteriori, quando i dodici pezzi del disco erano già stati scritti, che quasi in ognuno di essi comparivano termini o immagini legate alla guerra, al contrasto con gli altri, con sé stessi. La ricerca dell’altro, di Dio, della calma. Potrebbe essere questo, la guerra, una paradossale ricerca di calma, come quando dopo uno scontro i sopravvissuti si guardano intorno, e il campo è disordinato, silenzioso.

Si potrebbe considerare questa nostra seconda prova un “concept album”, probabilmente lo è. Per quel che ricordo, le canzoni sono state scritte tra il 2008 e il 2010, nei momenti più disparati del giorno (o della notte). Indian spring mi ha costretto addirittura ad alzarmi dal letto alle prime ore del mattino, le parole si lamentavano nella mia testa insopportabili, come la sirena che precede un raid aereo. Il testo di Massacre è stato completato pochi giorni prima di cantarlo, a letto nella stanza degli ospiti di Paolo Messere, in Toscana, mentre ero afflitto da una tonsillite spaventosa e la mia temperatura sfiorava i 40°.

Massacre è anche il brano che chiude l’album, e le parole scritte per completarne il testo parlano di gioia, gioia che si espande come una luce, che inghiotte tutto. Le prime parole di Chapter II, il brano d’apertura, recitano invece: “War is now”. Una sorta di svolgimento dunque, o di speranza che l’orrore possa trasformarsi in gioia, la guerra diventare abbaglio, splendore. Quel che c’è nel mezzo è una sorta di viaggio sbilenco, di oscillazione. Il ritrovarsi nel bel mezzo della battaglia tra monaci soldati, come in Indian Spring (o sulla nave merci di Gordon Pym), il sospirare la fine dei combattimenti, il tornare qualche volta nei fumi del passato, pensando ai compagni che ognuno di noi ha perso sul campo; il tirare le somme a battaglia ancora in corso, e il rendersi conto che forse somme da tirare non ce ne saranno mai.

Temo di dilungarmi troppo. In fin dei conti quel che sto tentando di descrivere è pur sempre un album, nient’altro che una manciata di canzoni. Che si spera abbiano qualcosa da dirvi, qualsiasi cosa sia. Questo è il senso dell’album soltanto per quel che riguarda me, il suo significato secondo la mia parziale visione. Passo il testimone a chi ne scriverà. Armatevi di un orecchio teso e sincero, indossate scarpe adatte al viaggio.




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