Sarà quel "The" che ha portato qualcuno fuori strada, ma i Thegionalisti con il loro secondo disco "VECCHIO" si confermano sempre di più una band che fa musica per rimanere, una band lontana dall'essere il prodotto della sola moda dei tempi. Pur richiamando l'eccellenza della musica italiana e inglese che il 90 per cento del mondo ha amato e continua ad amare, risultano di una freschezza disarmante.

La sterzata artistica da Vol.I c'è stata eccome: i riverberi sono stati rinchiusi nei cassetti con i vestiti dell'anno passato, la solennità di Morricone, quella delle grandi piane americane, è stata messa da parte per parlarci più al cuore e più direttamente di un Italia che tutti amano e tutti conoscono ma che pochi di noi tirano fuori. "I Gatti" suona come un tema fantozziano, se la signora Pina fosse una gattara sarebbe la colonna sonora ideale di uno dei film sul ragionier Ugo. Ascolti la canzone "Vecchio" e ti vengono in mente Pasolini, via Veneto, Sordi e Monica Vitti; "Una domenica fuori porta" può considerarsi l'incontro ideale tra Sergio Caputo accompagnato dalla Plastic Ono Band.

L'album si apre con la rock'n'rollegiante "La tua pelle è una bottiglia che parla e se non parla vado fuori di me" che per scommessa diciamo subito che sarà una delle frasi più cantate dell'intero album. E a proposito di rock'n'roll non si può non citare "Pioggia nel cuore", futura hit, "Bere", song-pogo ai concerti, e "Cinema" la canzone punk del disco che descrive quei personaggi alla Mandrake alias Gigi Proietti in "Febbre da cavallo" che campano sommersi dai debiti di gioco e che di tanto in tanto tra una scommessa e l'altra si improvvisano attori tutto-fare di serie C. L'album si chiude con la toccante e ispiratissima "Nato con te", tutta Fender Rhodes e Wurlitzer, il brano acustico e semi-psichedelico di questo lavoro.

Scritto e arrangiato interamente dai Thegiornalisti (Tommaso Paradiso, Marco Primavera, Marco Antonio Musella) ecco a voi "VECCHIO"
Prendetevi una buona bottiglia di vino, mettetevi sul divano con il pacchetto di sigarette vicino e godetevi quest'album che per intensità si potrebbe definire d'altri tempi, che grazie a questo disco diventano anche i nostri.

E' inoltre confermata la presenza della band nel cartellone del Supersound 2012 a Faenza: la band è stata invitata alla famosa kermesse dopo aver vinto il premio "Val della Web Radio 8 Rai", un'ottima occasione per ascoltare in assoluta anteprima i nuovi brani dal vivo!
 
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A Udine riflettori puntati sulla terza edizione di BIANCO&NERO, la prestigiosa rassegna al via sabato 1 settembre che nella prima decade del mese declina nei colori della città friulana, il bianco e il nero per l’appunto, arte, fotografia, musica, teatro, danza e tanto altro ancora. Bianco e nero sono anche concetti che richiamano alla diversità, ai contrasti, agli opposti. Sono (non) colori che si lasciano facilmente contaminare da altri, che si adattano e si modificano senza perdere la loro identità. Sono i padri di tutto e si schierano contro il conformismo e l’omologazione del pensiero.

D’autentica eccellenza e dall’ampio respiro internazionale gli appuntamenti della terza edizione: l’eccezionale mostra “Extralarge, The Ten Commandments & The Marriage of Heaven and Hell del celebre artista statunitense KEITH HARING, il concerto di ENNIO MORRICONE, speciale anteprima del nuovo super tour per celebrare il decimo anniversario delle esibizioni dal vivo del grande Maestro, la mostra “Dogs” di ELLIOTT ERWITT, grande passione del fotografo statunitense di origini europee famoso in tutto il mondo per i suoi scatti in bianco e nero che ritraggono l’ironia e l’assurdo del quotidiano, l’inedito concerto “Il Bene e Il Male” dell’eclettico pianista di fama mondiale STEFANO BOLLANI in uno scenario veramente suggestivo immerso nel mondo di Keith Haring e l’esclusiva rappresentazione dell’opera “Don Giovanni ossia il dissoluto punito” di W. A. Mozart, prima assoluta prodotta dal Piccolo Festival FVG (Mise en espace di Gabriele Ribis) ed eseguita dalla FVG Mitteleuropa Orchestra diretta dal Maestro Filippo Maria Bressan e dal Coro del Friuli Venezia Giulia diretto dal Maestro Cristiano Dell’Oste.

 


 
LMD PROJECT in Collaborazione con Corva Collabora Presenta

 PACIFIC FEST 2^ Edizione
 7-8-9 settembre 2012 Parco “Al Pacifico” Corva di Azzano X (PN)
 Tre giorni di musica, arte, installazioni, mostre, spettacoli, laboratori, attività per bambini e famiglie, cucina con prodotti locali

Programma:

Venerdì 07 (in collaborazione con Friday Sessions)
 Ska workers (Reggae/Ska – TV)
Magazin Roots (Reggae/Roots – VE)
DJ set Michele Tonus - Andrea "Boss Sounds" Cattaruzza - Soulful Jules


Sabato 08
Horrible Porno Stuntmen (Psychobilly/Rock/Rockabilly – RN)
The Hormonas (Blues/Country/Post punk – VE)

Dr Seuss (Garage rock – PN)
DJ set Checco Merdez
"Era meglio spremere un'arancia che almeno ci facevi una spremuta"
Teatro da bar con "Pablo e the Leaving Brains"
Testi di Caterina Coral
Musiche di Pablo Perissinotto

 
Tono profondo e mellifluo, venature infantili escono da uno scrigno che risuona di timbri alto emiliani (o basso lombardi) e che tradiscono un'origine mantovana di provenienza ma apolide per scelta. Gionata Mirai, chitarrista de Il Teatro degli Orrori e già dei Super Elastic Bubble Plastic, sarà protagonista sabato 25 agosto (insieme ai compagni Pierpaolo Capovilla alla voce e al basso, Francesco -Franz- Valente alla batteria e Giulio Ragno Favero al basso) del SummerEnd Dolomiti Live, festival musicale che si svolge a Claut (Pn) e ospiterà la band veneziana in tour col terzo full-lenght Il Mondo Nuovo, pubblicato il 31 gennaio 2012 sempre da La Tempesta Dischi, distribuzione Universal. Un progetto, quello de Il Teatro degli Orrori, che riflette il grande sospiro sordo di un'intera generazione che non più muta osserva il mondo e ne vomita tutte le sfaccettature di rabbia, speranza, alienazione, disagio ed impeto creativo. Muovendo passi pesanti sul terreno incerto d'Italia e con lo sguardo fisso oltreconfine perché nulla mai sfugga agli occhi curiosi, apre il mondo degli Orrori con una parola d’ordine: divertirsi e reinventare il mondo. A pronunciarla un saggio uomo che nasconde nello spirito brillante di un ragazzino tanta caparbietà e coriacea fiducia in se stesso e nel Mondo Nuovo che scombinerà a tutti le carte.

Fai musica da quando eri adolescente, sei al terzo album con Il Teatro degli Orrori e hai alle spalle un'esperienza solista. Un primo bilancio di carriera?

Beh, che dire, sono felice! Ho fatto una lunga gavetta ma dal primo momento ho sempre pensato che sarei riuscito a fare esattamente quello che, a 14 anni, avevo deciso di essere: un musicista. Ho fatto molte cose nella mia vita, provato esperienze e lavori diversi, ma lo sguardo era dritto all'obiettivo e proprio quando il dubbio si è impossessato di me, nel 2005, ho deciso di investire su me stesso, sui miei sogni, sulle mie convinzioni. La musica è una porta per accedere al centro di sé, è la lente per leggere la propria anima. È arte, è creatività, è cultura. È vita, siamo noi. Non un risultato finale da raggiungere ma un divenire meraviglioso. E chi siamo, evidentemente, si sente, lo dimostra l’affetto del pubblico e la risposta positiva della critica musicale.

La musica de Il Teatro degli Orrori riassume derivazioni diverse: la componente strumentale guarda alla tradizione americana anni '90, mentre i testi delle canzoni alla migliore storia cantautorale italiana...

Il nostro fare musica è un’arte che comprende e riassume radici diverse, esse non sono in contraddizione tra loro ma sono affluenti che da origini lontane alimentano lo stesso fiume: la cultura. La nostra natura strumentale, ravvisabile soprattutto nei primi due album, ha chiare origini indie americane anni ’90 (le progressioni brutali dei Melvins, le geometrie noise dei Jesus Lizard, le ritmiche scheletriche della Touch & Go degli anni Novanta, il torpore allucinato dei Birthday Party sono stati i nostri fari), mentre l’esperimento operato da Pierpaolo sulla sperimentazione della parola nei testi riporta come riferimento alla tradizione cantautorale italiana, con la volontà di continuare in questa direzione innovandola. Sua l'idea particolare di aggiungere il recitato e le continue citazioni letterarie, poetiche e filosofiche che costituiscono il suo grande bagaglio culturale. Un bagaglio in continua crescita che ama trasferire e condividere con tutti attraverso la musica e, insieme, una scelta di campo: quella di una comunicazione chiara e diretta, che arrivi precisa a chi la riceve. È più facile e più libero usare l’idioma materno perché dà la possibilità di assestare schiaffi sonori, carezze languide o giocare con sottintesi senza rimanere troppo oscuri. Un bell’esempio del ponte riuscito tra le nostre due radici è Doris (contenuta nell’ultimo Il Mondo Nuovo), dove si respira la una musica americana di protesta che trasloca in lingua italiana pur restando fedele alle sue suggestioni. È stata ed è ancora un’esperienza affascinante lavorare coi Teatro, proprio per questa capacità continua di innovare, superare i riferimenti diretti ed indiretti, trasformarsi  per non fermarsi mai. Osare e divertirsi, muoversi sempre è “vita”, mantiene giovani. Fermarsi è annoiarsi ed avvilirsi. Ci si ammalerebbe di noia e vecchiaia.

Com'è stata l'esperienza da solista e come ha innovato ed arricchito quella coi Teatro?

La mia parentesi da solista è stata divertente e molto utile, mi ha dato nuove prospettive ed energie da sfruttare anche all’interno dei Teatro. Tornare alla mia 12 corde in abbinato con -ad esempio- l’ukulele è stata un’esperienza invasiva e bellissima che è parte integrante di me, di quello che sono e che ho portato nel nuovo disco dei Teatro. Ciò ha dato la possibilità di creare una canzone come “Cuore d’Oceano” che è un mix di attitudini, prospettive e suggestioni molto diverse, che ha coinvolto musicisti provenienti da scene spesso lontane e falsamente incompatibili come Caparezza. Non so dire se continuerà o meno, prenderò ciò che mi offre la vita, senza togliermi il gusto della sorpresa.

Vita normale e vita da rockstar. Quale la tecnica di sopravvivenza?

L'unica tecnica di sopravvivenza efficace e sperimentata per me è il tour: girare mille posti diversi ogni giorno, vivere in viaggio, dormire pochissimo e reagire alle scariche di adrenalina sul palco stanca sicuramente molto, ma interrompe lo scorrere fisiologico del tempo all'interno di te. È una lotta intestina che lascia sospesi; da una parte il tempo reale di un tour corrisponde a dieci volte il tempo vitale, dall'altra ricevi così tanta forza ed energia che contrasta qualunque forma di fatica ed invecchiamento. Risultato: zero a zero, con una decisa propensione per il benessere!

Quest'ultimo album è particolarmente impegnato in temi sociali e civili. Come vedi la crisi che sta piegando il mondo?

Questa crisi ci mette tutti spalle al muro. Taglia teste, gambe, fa saltare sistemi, certezze, stili di vita. Opera una selezione naturale che induce a tornare a sé come unica fonte di sopravvivenza. Bisogna ricominciare da sé, far pace con sé, pensare intimamente al proprio bene, al cuore della situazione personale. Quale sarà il trucco? Probabilmente spogliarsi di tutto ciò che ci è stato costruito addosso finora e che in realtà non ci rappresenta, abbandonare ogni punto di riferimento conosciuto e sguinzagliare la fantasia a caccia di forme alternative di esistenza. Più semplici, più naturali, di certo più naturali di quelle degli ultimi 40 anni. Un ruolo centrale lo avrà la cultura, da sempre motore sociale. La generazione dei 30-40enni, la famigerata Generazione X o Generazione perduta per dirla alla Monti, è chiamata a costruire una nuova società. Io ne sento la responsabilità e la fattibilità in prima persona; ho vissuto come un grande romanzo l'era della guerra dei miei nonni, la loro fede in una democrazia giusta e neonata, e poi le grandi battaglie di rinascita nella speranza del comunismo reale dei miei genitori. Le ho vissute di “seconda mano”, ma le ho vissute. Mi chiedo cosa ne sappia mia sorella che a 15 anni non ha visto nulla di tutto ciò che è stato prima, che è troppo distante da questi discorsi e che, quando è nata, ha incontrato un Berlusconi già stanco di essere al mondo. Non loro, quindi, ma noi dobbiamo essere gli interpreti e i protagonisti del cambiamento, del nuovo mondo che ci aspetta. Non possiamo finire qui, dobbiamo reinventarci. La rivoluzione non si fa scendendo in piazza coi forconi, bisogna abbandonare i vecchi metodi, bisogna cambiare modo di vivere.

I grandi artisti dicono che c'è un momento nel quale avviene l'illuminazione. Fino ad un attimo prima non ci si riconosce artisti, poi all'improvviso avviene l'autoincoronazione e si inizia a prendersi e fare sul serio. È successo anche a te?

Quando avevo 21 anni ho fatto un incontro che ora ricordo come determinante. Un produttore musicale che ha creduto in me, arrivato ad avere uno studio prima ed un nome importante poi, mi ha raccontato di come all'inizio della sua carriera si era messo come termine per la realizzazione l'età dei 30 anni. Se non fosse arrivato entro a quell'età a realizzare ciò che sognava, avrebbe cambiato strada. Questa cosa mi ha talmente colpito che, già determinato e inossidabilmente convinto di mio, l'ho presa come modello da applicare al mio caso. A 30 suonavo per passione ma non mi pagavo di certo da vivere. Per le bollette di casa dovevo far altro e lavoravo in una assicurazione. Proprio quando il dubbio e l'angoscia sul da farsi mi inchiodavano a terra, ecco che le cose hanno iniziato a girare e la musica è diventata il mio regno, un sogno che si materializzava sostenendomi. Da allora non mi sono più fermato e ci credo ciecamente. Durerà quanto è scritto nella mia vita che duri. Io spero per sempre perché la musica è la mia vita, sono io, e il dialogo con me stesso non si può interrompere. Se la mia vita cambierà, sarò pronto al cambiamento e a cogliere il meglio da esso. Se sono riuscito, in Italia, a diventare musicista allora nulla è impossibile e niente mi potrà fermare.


Francesca Pessotto

 
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Buone Ferie !!!!