Il disco raccontato da Frei
“Nei piccoli paesi di collina la volpe c’è, ma vederla è difficile e raramente capita. Alle volte di notte, mentre torni a casa in macchina, come un’ombra attraversa la strada e veloce si dilegua  lasciandoti con il dubbio che fosse un gatto o un cane o un’allucinazione. Altre volte, se ne ha voglia, scende in paese a rovistare tra i bidoni, ma poi per anni non si fa rivedere.
Dunque, se sei curioso di vederla ci sono solo tre cose che puoi fare: o ti accontenti delle allucinazioni,
o aspetti passivamente che arrivi da sola... se ne ha voglia, oppure la vai a cercare.
Con le canzoni mi capita la stessa cosa. A volte mi passano davanti ma non capisco che cosa sono. Alcune mi cadono addosso e altre le rincorro da una vita. Certe, se ne hanno voglia, si lasciano prendere. Così cammino nei miei boschi inseguendo ombre e miraggi e quando trovo qualcosa che mi somiglia me lo tengo.
Sulle tracce della volpe è per me la costante ricerca delle canzoni come dei sogni: del vaneggiare nella fantasia fine a se stessa, ma dalla quale poi, a volte e senza volerlo, nascono cose che ci somigliano.
Così, la materia di cui sono fatti i sogni si trasforma in uno specchio che ci riflette, o in un’ombra che ci segue da una vita... e non ce ne siamo mai accorti.” Frei

Sulle tracce della volpe
Sulle tracce della volpe è un disco di canzoni. Canzoni italiane che nascono da suggestioni quotidiane, frammenti emotivi di vita tradotti in visioni pop.
11 tracce intense e piene di vigore, essenziali, energiche e fresche che cantano di sensazioni che sono di tutti: il bello dei gesti comuni, della follia che fiorisce dentro noi, o di quando in terrazza tira un Vento Tropicale che se chiudi gli occhi ti trovi a Malibù.
Frei scrive brani capaci di suggerirti un mondo da scoprire. Parole semplici, nude, ma mai vezzose. Parole immediate e a volte graffianti per questo esordio.
Il primo disco di Frei è scritto nell’impellenza, è appassionato e viscerale.
I primi accordi di Sulle tracce della volpe nascono in un piccola casa nel bosco dove Frei vive solo e dove, con la sua chitarra e 4 gatti, si rinchiude a scrivere per qualche mese.
Poi, buttata giù una manciata di canzoni esce di casa, chiama con sé Dario Giovannini e Loris Ceroni e...il disco è invaso dai colori.
Batterie, riprese in maniere diverse, sincronizzate e incrociate si compongono in ramificazioni ritmiche stereofoniche con chitarre elettriche e acustiche, banjo, basso, pianoforte, sax, trombone e tastiere si stratificano a formare un'amalgama unica di armonia e ritmo con la voce di Frei. Una voce ruvida ma romantica, rude perché punk e impetuosa, ma intensa e diretta.