Questo album scaturisce da un’esigenza.
Era estate, le cose stavano cambiando, c’era l’urgenza di fare qualcosa di nuovo. A un certo punto ti accorgi che nel tuo hard-disk c’è un seme, un qualcosa che puoi far crescere, curare e che può dare i suoi frutti.
Allora la condivisione, lo scambio di idee, la necessità di rovesciare le frasi fatte e i loro punti di vista. Gli accordi vanno un po’ stretti, si cerca di espanderli, la parole scorrono, iniziamo a fare tutto per bene.
E così la preproduzione, le giornate fumose e interminabili, i soliti rinvii, i viaggi, i primi ascolti.
Ecco, quello che volevamo dire sta prendendo forma e lo sta facendo in maniera naturale. Lì c’è tutto quello che in questi ultimi tempi ci è stato urlato in faccia: c’è la vita, la morte, i tg, il potere stanco di se stesso, la famiglia, le piante, gli esami di coscienza e sotto sotto, mimetizzato, l’amore.
Ora, come fare a trasferire l’ immanenza di tutti questi diversi fotogrammi in un’ immagine unica?
Si suona e si registra tutti insieme, in un solo lungo attimo, quel che viene rimane, i bpm cambieranno di volta in volta e questo renderà tutto davvero “umano”.
Giorgio Canali è con noi, ci segue, suona la chitarra, ci presta le sue urla, ci insulta, consiglia e strapazza, fa di tutto perché crollino le sovrastrutture, ci trasporta i pensieri in pancia e spinge “rec”. In due giorni abbiamo finito tutte le riprese, i fogli di carta hanno sommerso lo studio, quando spegniamo le luci, la sala sembra una vecchia sartoria teatrale . Un testo, “E.C.G.” è scritto su un foglio di un elettrocardiogramma (da cui il nome), "L'ordine naturale delle cose" è il dna del nostro sound,“La Routine dei guanti”  un ricordo sbiadito degli ultimi anni 80, con “Grave” esplode l’urgenza di prendere una posizione, magari su cosa cucinare, ma comunque una reazione. “Torino” è come Torino: maestosa,operaia, buia, stregata per chi ci vive. “Fine Marzo” è stata scritta in due minuti, appena terminata la sigla di chiusura di un TG; “Tremore” è divisa in due parti, l'inizio e la fine di un amore qualunque, semplice, bello."Milano",l'unica "ballata" del disco, tanto acerba quanto toccante.“La mia città è morta” è un pezzo che deve per forza stare alla fine della track list, è come salire su una torre per vedere finalmente come è fatto il labirinto, è il contesto, il concime di tutti questi pensieri. Ora il titolo, le idee sono tante, una parola sola non basta, allora: “Roma, guanti e Argento”! Suona bene ma che vuol dire? Assolutamente nulla, ci è venuto durante un viaggio in treno e i viaggi portano a volte consigli difficili da comprendere al momento ma che magari ti fanno scappare un sorriso mesi e mesi dopo.





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