Pur consapevoli di ciò che si dice tra gli appassionati di musica live ovvero "quando qualcuno nel mondo dice che un dj suona un musicista muore" ci permettiamo di recensire brevemente l'esibizione del dj\producer Benny Benassi tenutasi il 23 dicembre scorso alla discoteca Today di San Biagio di Callalta (TV).
Sicuramente la proprietà del locale può star contenta perché a seguire il set erano presenti un vero e proprio mare di spettatori (come potete vedere dalla foto sotto). Poche parole da parte di Benassi, qualche saluto in un paio di occasioni. Molto lo spazio lasciato a una selezione sicuramente spinta con pezzi di un grande tiro, poche pause seguite da una pacca violenta di suono. Caratteristica ripetuta i brani di tendenza dubstep che hanno arricchito la scaletta e che hanno chiarito che anche Benny si è adattato alla tendenza dal momento. È su questo il nostro pare si è diviso:
Giulian "a me la cosa piace, penso che abbia permesso un arricchimento del set con un ancor maggiore impatto sulla gente"
Ross "se accendo il forno come base e ci aggiungo il frullatore, il fax e una stampante rotta, con ogni tanto la Campanella del microonde che suona, allora faccio una canzone dubstep pure io". Fa cagare.."
Insomma... Questione di gusti... 
Una nota sulla location, veramente bella anche se nell'occasione sarebbe stata gradita la fornitura di una bombola d'ossigeno procapite per evitar l'asfissia da sovrappopolamento... Good music

Ross & Giulian

 
 
Con molta grinta Justin Young (vocals/chitarra), Árni Hjörvar (basso), Freddie Cowan (chitarra) e Pete Robertson (percussioni) hanno affrontato lo scorso mercoledì 12 dicembre il loro primo concerto italiano del tour mondiale che li sta impegnando dal 4 settembre, data di uscita del loro secondo album “Come Of Age”. Ospiti del New Age Club di Roncade (TV), The Vaccines hanno regalato un'ora abbondante di musica tratta dai due album pubblicati finora, quello appena menzionato ed il precedente “What Do You Expect From The Vaccines” (entrambi Columbia Records). Due soli anni che dai pub di West London, li ha visti scalare le classifiche e presentarsi oggi tra le più interessanti indie rock band della scena internazionale. I quattro non propongono uno stile musicale nuovo, ma interpretano piuttosto in maniera differente il punk ed il rock inglese e americano degli anni '60 e '70. Facile rintracciare similitudini di suono con le canzoni dei Ramones, Springsteen, The Stooges, ma somiglianze ci sono anche con i più recenti The Strokes. Tutti debiti che The Vaccines pagano però in maniera impeccabile.

Apre il concerto “No Hope”, la più trasmessa dalle radio al momento, per proseguire con “Wreckin' Bar(Ra Ra Ra)”, forse la più garage-punk di tutta la loro produzione, per scivolare nelle vibrazioni del sound californiano di “Tiger Blood” e “A Lack of Understanding”. The Vaccines le infilano una dietro l'altra scaldando fin da subito il pubblico, che ringraziano per essere venuto numeroso alla prima data italiana nonostante la poca promozione.

Tocca quindi al synth di “Wetsuit”, pensieri sconnessi sul ritmo pulsante degli strumenti. Ed il pubblico se lo sono ormai conquistato, mentre The Vaccines ossequiosi continuano a ringraziare ad ogni seconda canzone.

La recente “Teenage Icon” riscalda nuovamente gli animi ed il concerto scivola via in un lampo tra nuove e vecchie liriche, più o meno narrative come “Post Break-Up Sex”, “All in White” e “I Always Knew”. E qui la scaletta si ferma, saluti di rito, una pausa per rinfrescarsi, il pubblico è insolitamente paziente e quasi non li richiama sul palco, tanto sa che torneranno fuori per il bis. Tornano alla carica quindi con “If You Wanna”, “Bad Mood” e “Nørgaard” che fa ricordare come sono cambiati (anche nel look) questi quattro ragazzi di West London in due anni di attività.

Ma il mood è identico: positivo, energetico e trascinante. C'è da sperare che  il successo lo lasci inalterato.

La scaletta:

No Hope


Wreckin’ Bar (Ra Ra Ra)


Tiger Blood


A Lack of Understanding


Wetsuit


Teenage Icon


Under Your Thumb


Aftershave Ocean


Ghost Town


Post Break-Up Sex


All in White


Wolf Pack


Blow It Up


I Always Knew


If You Wanna


Bad Mood


Nørgaard
 
 
Ritorna la Tempesta al Rivolta PVC di Marghera. “Big Mouth Strikes Again” come cantava Morrissey, ed un altro strike è stato per i gruppi della casa discografica di Maniago (PN).
La serata ha spaziato con gruppi dal calibro importante, pezzi da 90. Parliamo di: Hard Core Tamburo (progetto alternativo di GM, ex P+ ed ora Sick Tamburo); Umberto Maria Giardini (nuovo progetto dell’ex Moltheni); “quei bravi ragazzi” siciliani de Il Pan del Diavolo; TARM; musica tosta con Il Teatro degli Orrori; Appino in solitaria, Aucan, etc.. Troppi per indicarli tutti.
Fra le diverse sale dello spazio autogestito, main guest della serata Tre Allegri Ragazzi morti per il debutto di Nel Giardino dei Fantasmi, ottavo neonato. I Ragazzi, sul palco oramai dal ’94, ritornano a due anni dall’ultimo LP con un disco dalle sonorità blues, dub, reggae, rock. Un progetto anche grafico (notevole il booklet) che canta diversi “fantasmi” nelle sue tracce. Ospite d’onore, sul palco e nel disco, Nikki, per il singolo di debutto “La mia vita senza te”.
Grandi le emozioni regalate dai gruppi di questa etichetta indipendente, oramai importante dopo oltre 60 pubblicazioni. La serata ha celebrato l’altra musica italiana, la musica popolare di chi non si chiude a gruppi da fotoromanzo o da canali heavy rotation, bensì di chi gratta via la crosta della banalità e cerca qualcosa di diverso, una musica che duri oltre il morso di una mela e che non per forza deve fare rumore alla tele per farsi notare.
Musica che spacca il cuore. Arrivederci alla prossima tempesta…quest’estate?
Marco Arreghini
 
 
Sabato sera Manuel Agnelli e Xabier Iriondo, due enormità della musica italiana indipendente, due creativi, musicisti, internazionali, disallineati, inesauribili artisti sulle scene da più di trent'anni hanno creato il loro mondo fatto di suoni di avanguardia, letture crude e fantasiose, suggestioni della musica classica e l'estratto su chitarra del repertorio Aftehours.
Manuel e Xabier hanno saputo tessere l'ordito che ha raccolto sull'alchemico palco teatrale la rappresentazione della loro ispirazione musicale, che si compone sia di attualità che della forza della fantasia, che sperimenta avanguardie di suono e allo stesso tempo interpreta i pezzi classici del piano solo.
Lo spettacolo è iniziato con una lettura di un brano da "Il meraviglioso tubetto"  di Manuel Agnelli (Mondadori, 2000, ora disponibile sul web). Capitolo 12 “Anche se no ho le ali non significa che non ti ami”: un racconto crudo, sviluppato su una “telecamera a spalla”, di una sparatoria in metropolitana.
“Un cadavere e una donna finita. Chi è più morto fra noi due? Per un attimo l'hai creduto davvero che io potessi essere il tuo angelo custode. Poi hai pensato che gli angeli custodi non possono morire e la tua razionalità l'ha avuta vinta sulla realtà”.
La lettura feroce di Agnelli, enfatizzata dal “pestaggio” di un boccione di plastica, quelli dei distributori che si trovano negli uffici, con un grimaldello, ha aperto le porte su uno spettacolo in cui il pubblico sarebbe stato proiettato sugli spigoli vivi della realtà, che non trova requiem nella “razionalità degli angeli”.
Il primo pezzo non poteva che essere altrettanto livido: Simbiosi (da Hai Paura del buio?, Mescal, 1997), arrivato dopo una lunga introduzione delle due chitarre di Manuel e Xabier.
Segue la lettura di un brano sulla morte della scorta di Paolo Borsellino, sulla sua Agenda Rossa. Uno sguardo fortemente soggettivo, che dilata i tempi e le vicende lanciando in loop le scene terribili a cui i sopravvissuti hanno dovuto assistere. La “tua razionalità”, quella dei familiari delle vittime, che hanno dovuto scendere a patti con il loro lutto, si apre alle orecchie del pubblico con toni cupi e dolenti.
Giunge così il momento della favola, la favola di Piano Bill e il mistero degli spaventapasseri, (nella raccolta Novelle fatte a macchina, Gianni Rodari, edizioni Einaudi), un thriller ironico sulle note di Beethoven, ma non di Shubert, che ci fa capire che il vero uomo non si batte a duello con le armi, ma con le note.
L’estratto di Afterhours (Manuel e Xabier) ha eseguito in piena libertà d’assolo su chitarre e Mahai Metaki (lo strumento inventato da Xabier) altri brani dal repertorio della band: Pelle, Male di miele, Ci sono molti modi, Ballata per la mia piccola iena, Quello che non c'è, È solo febbre.
Altre letture di Steinbeck, da Furore, e di alcune poesie di cui Manuel non ha voluto svelarci titolo e autore.
I due musicisti si sono concessi un momento di assolo. Xabier ha creato una bolla di suono magnetica sullo Mahai Metaki: riverberando il rumore dell’acqua, lo scorrere di biglie, spazzolando le corde con un pennello e manipolando i suoni emessi.
Manuel, in apparente contrasto, ha eseguito al piano il Notturno op. n. 9 di Chopin, con un certo taglio swing.
Il pubblico non poteva certamente accontentarsi e ha richiamato gli artisti per altri due bis: Voglio una pelle splendida e Padania.
Il teatro sabato era gremito del pubblico indie-alternativo che di solito (ma quanto “di solito” in realtà?) si è abituati a vedere attaccato a una transenna sotto-palco. Un bellissimo spettacolo di tagli anni ‘80, tatuaggi, black-dressed and so on che spuntava dai palchetti e faceva capolino dalla platea.
Spettacolo bellissimo, ma... cosa ne pensate dei concerti rock a teatro?
Per quanto mi riguarda, non sono contraria a priori. Ne ho visti alcuni, tra cui proprio il tour nei teatri degli Afterhous nel 2009-2010, ma ho sempre vissuto come una costrizione la poltrona della platea o del palco. I live degli artisti che amo mi hanno sempre trasmesso l'adrenalina sonora che a sua volta causa vari livelli di movimento: dal dondolio ipnotico al pogo urlato, al ballo saltellato...
Non posso negare di non apprezzare l'acustica particolarmente curata di un concerto in teatro, ma quando suonano le band che amo non riesco mai a concentrarmi solamente sull'aspetto tecnico-acustico.
Cosa non torna allora nella band che suona a teatro?
Credo che regista, attori, costumisti, musicisti e tutti coloro che lavorano allo spettacolo realizzino sul palcoscenico una vera e propria alchimia, facendo confluire elementi e forze naturalmente distanti e talvolta incompatibili tra loro. Quando si apre il sipario si riversa sul pubblico l'aria di un mondo altro, che si propone perfetto e vitale nella sua finzione ed il pubblico ci finisce dentro seduto sulla sua poltrona, ma con la testa nel Giardino dei ciliegi (per esempio).
Il concerto-rock-a-teatro concepito come semplice traslazione sul palcoscenico di quello che avviene nei festival, o nei locali, o nei palazzetti, non ha niente a che fare con il teatro.
Questo può essere gradito (un segno di rottura, un'avanguardia, la creazione di un nuovo ibrido) o meno. A me non è gradito.
Xabier e Agnelli hanno saputo mettere in scena un vero spettacolo, assente forse l’immagine “vista” (non vi erano proiezioni di video), ma molto viva certamente l’immagine sonora e mentale.

Silvia Bello
https://twitter.com/silb4

 
 
Una vera e propria marea di gente ha potuto vivere una serata di musica ed effetti futuristici eccezionali in un concerto sicuramente da ricordare.

Per quanto i fan potessero essere rimasti perplessi dopo la pubblicazione dell'ultima fatica della band, The 2nd Law, all'Unipol Arena di Bologna i Muse hanno fatto registrare comunque il sold out.
I violini frenetici di "The 2nd Law: Unsustainable" danno avvio alla prima delle due date italiane della ormai celebre band inglese.
La passione che trasmettono durante tutto il live si insinua con violenza all'interno della gente, e da una carica eccezionale anche a quei brani che nella versione studio sembravano poco incisivi.
Nove le canzoni estratte da The 2nd Law, attorniate da vecchi successi sui quali i fan vanno in delirio: Time is Running Out fa tirare fuori la voce a tutti e 13.000 i presenti che ne intonano il ritornello, Supermassive Black Hole provoca un'ondata di pogo, Starlight viene sostenuta dalle mani battute a tempo.
Poche le parole dette dal frontman Matthew Bellamy: questo suo fare ermetico e quasi criptico vuole far sì che la protagonista incontrastata del concerto sia la musica senza distrazioni. Nonostante ciò, ogni volta che apre la bocca per dire "grazie" un boato lo travolge.
L'hanno detto in molti, ci tengo a confermalo: i Muse contano tre componenti eppure quando suonano sembrano il triplo. E il loro inconfondibile stile compositivo riesce a equilibrare semplicità tecnica a genialità d’arrangiamenti in un mix che rende i loro brani qualcosa di immediato ma mai banale.

L’impatto musicale è stato poi amplificato da una cornice di scenografia ed effetti luce e video che hanno proiettato il pubblico nel futuro. La cura dell’immagine è stata a dir poco maniacale non solo per ogni singolo brano ma per ogni singolo passaggio ritmico e d’atmosfera trasformando il concerto in un viaggio. All’effettistica dello show va poi ad aggiungersi quella data dalle migliaia di luci provenienti dagli smartphone e fotocamere dei fan che hanno ormai sostituito i classici e ormai vintage accendini… anche questo è ormai il futuro.

Ross & Giulian

 
 
Gli Skunk Anansie tornano in Italia per un nuovo tour dopo l'uscita dell'ultimo album Black Traffic.
Palco asciutto con 2 piccoli schermi sugli ampli e uno schermo grande dietro la band. Gli Skunk non hanno bisogno di effetti speciali per coinvolgere il pubblico. L'energia della band è fortissima già nei primi tre brani 

The Skank Heads
I Will Break You
I Believed in You


fatti in serie alzano subito il livello rock della serata.
Il suono è potente e preciso. Gli Skunk Anansie stanno a proprio agio sul palco ed il pubblico è pronto a rispondere ad ogni richiesta di una Skin scatenata. 

God Loves Only You
Twisted (Everyday Hurts)I Hope You Get to Meet Your Hero
My Ugly Boy
Weak
Hedonism (Just Because You Feel Good)


eseguita in mezzo al coro di tutto il Pala Arrex

Our Summer Kills the Sun
Tear the Place Up
Sticky Fingers in Your Honey
Because of You
I Can Dream
Sad Sad Sad
Charlie Big Potato


chiudono la prima parte del concerto. Richiamati a gran voce riportano sul palco tre pezzi :

Rec
Secretly
Brazen


Skin dirige il pubblico facendolo abbassare ed alzare, camminando fino al mixer tra la folla e poi facendosi trasportare "nuotando" sulle braccia di un palazzetto entusiasta.
Grandissimi non c'è che dire, assolutamente consigliati se tornano in Italia per altra date del tour.

Luca
 
 
Gli w.a.s.p. di Blackie Lawless sono tornati in Italia,o meglio,Blackie è tornado!

Unico membro rimanente dello storico gruppo heavy metal,ma anche il più importante.Quello che da 30 anni scarica tutto il suo carisma e la sua classe nei live in giro per il mondo.Non per niente il tour si chiama “30 years of thunder”

Le luci si spengono e lo si vede entrare.Un 56enne un pò scavato in viso e con qualche chilo in più,ma sempre con la stessa attitudine con la quale ci ha abituati.

Parte subito con una delle canzoni simbolo degli anni d’oro della loro carriera che fa parte del loro primo album “On your knees” e il pubblico esplode.Come ci si poteva aspettare da uno della esperienza,la scelta degli altri membri del gruppo è stata impeccabile.Un suono potente e pulito,assoli veloci e una ritmica da paura.

Il concerto è stato programmato in 3 parti.Nella prima  hanno sparato tutti i bravi della  parte iniziale della loro carriera.I wanna be somebady ,Sleeping in the fire e forever free sono alcune delle canzoni appartenenti.Qualche minuto di attesa e poi rientrano per la seconda parte dedicata interamente al loro album più riuscito ed elaborato di sempre THE CRIMSON IDOL.

Iniziano gli arpeggi di “The Titanic Orertour”e si comincia col viaggio.Minuti di lunghi assoli e melodie  a tratti nostalgiche accompagnato la parte forse più attesa dai fans del concerto.
In fine concludono il concerto con  Heaven’s hung in black e Blind in texas.

Concerto splendido per gli amanti della band.Non mancano i momenti d’interazione col pubblico e la voce di blackie non ha perso un colpo.Unica pecca della serata,la durata del live!Il concerto è durato in totale meno di 90 minuti,pause comprese.


Setlist:

Intro
1.   On Your Knees 
2.   The Torture Never Stops 
3.   The Real Me 
(The Who cover)
4.   L.O.V.E. Machine 
5.   Wild Child 
6.   Sleeping (in the Fire) / Forever Free 
7.   I Wanna Be Somebody 

 The Crimson Idol set
8.   The Titanic Overture 
9.   The Crimson Idol Medley 
(The Invisible Boy / I Am One /… more)
10.   The Idol 
11.  The Great Misconceptions of Me 

 Encore:
12 Heaven's Hung in Black 
13.  Blind in Texas 

·          


 
 
Immagine
Ottima prova dei Saddy Mellory con questo nuovo album.
Band con un anima  veramente  Rock n Roll hanno prodotto un disco veloce, ironico, potente.
Riff ricercati e veloci, un ottimo suono post punk/garage fanno di FAYMO un ottimo disco e preparano la band ad un tour che sarà sicuramente un grande spettacolo.

11 tracce di ottimo livello che danno vita ad un lavoro che mette in evidenza le ottime capacità  dei quattro bresciani, che trovano in questo ultimo disco una dimensione ottimale, data da una maggior maturità e compattezza stilistica




Voto 7,5


L.c.




 
 
Alcatraz gremito, 2000 persone per l'unica data nella stagione fredda di Justin Vernon e del suo progetto Bon Iver.
Dopo il primo cd uscito nel 2008 la musica di Justin e dei suoi collaboratori si è fatta strada anche oltre oceano, entrando nelle orecchie e nei cuori del circuito indie rock europeo e non solo. Tra il pubblico si possono individuare varie età, dai ventenni- trentenni, in larga maggioranza, agli over 50. Un pubblico attento, partecipe, con in testa tutte le canzoni di questo trentenne del Wisconsin.
Passiamo mezz'ora circa in compagnia della band di supporto, le Staves: un trio di ragazze dalla voce soave e cristallina, che si esibisce con chitarre acustiche ed elettriche.
Salutate le Staves, l'allestimento per il main stage fa già intuire che si tratterà di un grande live. Sul palco iniziano a montare due batterie, tastiere, consolle, fiati e percussioni di vario genere e un numero di chitarre non ben precisato (ne ho contate sei all'inizio, che sono state incrementate e scambiate durante lo spettacolo).
File di luci di varia altezza vengono sistemate accanto agli strumenti, come delle sommità illuminate di piccoli cancelli, mentre sullo sfondo e dalle travi sovrastanti scendono teli che assomigliano a sacchi di juta.
La band entra: 9 elementi.
Apre Perth.
9 musicisti, un piccolo esercito di cavalieri del suono che galoppano sulla bellissima Perth arrichendola di mille sonorità, spingendo il pezzo in un'esecuzione che si carica fino a una cascata sonora post-rock, in cui gli strumenti scrosciano insieme al massimo dell'intensità.
Sarà un grande live, è ormai chiaro.
L'acustica del locale è sempre stata molto buona, sebbene in questa occasione ci sia da rilevare qualche angolo in ombra sulla voce di Justin.
Ho iniziato ad apprezzare Bon Iver su cd, ed ero abituata a quella suggestione rock-folk eseguita su strumenti "consueti" ... Il live è stata una bellissima sorpresa: i pezzi hanno acquistato in espressività grazie all'esecuzione "orchestrale", che ha comunque evitato qualsiasi appesantimento manierista.
Gli arrangiamenti hanno saputo cogliere l'onda dei diversi brani, arricchendoli di suoni e di forza o svuotando sapientemente l'atmosfera.
Penso all'escuzione di re: Stacks , sul palco solo Justin e chitarra elettrica: l'occhio calmo dell'insolito ciclone post-rock a basso contenuto elettronico, che è vorticato attorno a questo pezzo "silenzioso" e intenso.
Un'avvisaglia di questo voglia di "giocare" con il suo lavoro la avevamo avuta con l'ep I Tunes session, nel quale però ho percepito talvolta un eccessivo abbandono al virtuosismo fine a se stesso.
Questa sera sul palco c'erano i nostri cavalieri, che come nelle migliori tradizioni narrative sono anche amici, compagni di avventura. Justin ha interrotto lo spettacolo per esprimere la sua riconoscenza al gruppo , al pubblico che lo segue e alla sorte che lo ha portato a fare un lavoro creativo e gratificato dal successo. Ha nominato Jeff Tweddy, leader dei Wilco e autore di Sunken treasure, in cui si afferma "Music is my saviour", asserzione che Justin ha voluto sottoscrivere in pieno.
Queste parole e l'attitudine sul palco sua e di tutta la band hanno ci hanno fatto capire che eravamo in presenza di persone semplici, di grandi musicisti e di uno dei più talentuosi protagonisti della scena musicale attuale.
La scaletta ha alternato pezzi di For Emma forever ago (Jagjaguwar, 2008) e di Bon Iver Bon Iver (Jagjaguwar neli USA e 4 AD in Europa, 2011) fino al bis con Skinny Love, esploso nel coro del pubblico, seguito da For Emma.
I progetti d Justin prevedono uno stop, alla fine di questo tour, che lo porterà lontano dal palco. Spero non per molto, so già che mancherà moltissimo, ma sono certa che il progetto Bon Iver tornerà ricco di nuove ispirazioni.

Qui la scaletta del concerto:

Perth
Minnesota, WI
Creature fear
Himnon, TX
Wash
Brackett
Holocene
Towers
Blood bank
re: Stacks
Flume
Calgary
Beth/Rest

Skinny love
For Emma



Silvia Bello
http://twitter.com/#!/silb4

 
 
Herbie Hancock è in questo momento una delle poche memorie viventi del Jazz, pianista iper virtuoso ed ex compagno di musicisti come Miles Davis, Wayne Shorter, vincitore di Oscar e Grammy per colonne sonore e dischi.
La sfida di questo tour è l' Herbie "solo" ed orchestrale allo stesso tempo.
Il colpo d'occhio sul palco del Teatro Verdi è promettente : un pianoforte a coda, 5 ipad, 3 sintetizzatori, un apple.
Hanckok spiega al pubblico cosa li aspetterà stasera : molta improvvisazione legata all'uso di tutta questa strumentazione elettronica.
L'aspettativa è alta, il risultato molto meno.
Hanckok dopo un piano solo di indiscutibile arte si cimenta con le combinate piano Ipad e sinth Ipad : l'uso dell tecnologia lo mette in evidente difficoltà, i cambi di sound sono troppo numerosi e senza molto senso, gli Ipad hanno ritmiche presettate e archittetture troppo semplici, ed il loro controllo risulta evidentemente difficoltoso.
Dopo un 'ora di improvvisazione e ormai consapevole dello risultato non all'altezza Herbie premia un pubblico annoiato con Cantaloupe Island e Rock IT.