Finalmente il ritorno degli Interpol in Italia, a Milano lo scorso 17 novembre, e di cose dall’utima volta che sono passati di qua ne sono successe parecchie. L’anno scorso il progetto solista di Paul Banks in arte Julian Plenti, e recentemente l’uscita di un nuovo e controverso album non troppo apprezzato da critica e pubblico, fino all’abbandono del bassista Carlos D che aveva annunciato che avrebbe lasciato il gruppo subito dopo l’uscita della loro quarta fatica discografica “Interpol” pur avendo contribuito in maniera significativa alla sua creazione.

Nonostante questi ultimi episodi l’ormai trio newyorkese non sembra avere perso colpi, Palasharp affollato ma non sold-out, folla eterogenea per stile e per età. Paul banks e soci alle 9.30 salgono sul palco carichi ma con la pacatezza e l’eleganza che da sempre li contraddistinguono.

Ad aprire lo show uno dei brani migliori tratti dall’ultimo album “Success”, seguita poi da “Say hello to angels” e dall’omaggio all’ottimo “Antics” con “Narc” e “Lenght of love”.

Dell’ultimo lavoro troviamo solo i singoli già usciti, poi c’è spazio per vecchi successi (non tutti quelli che avrebbero potuto eseguire se avessero suonato per più di 90 minuti scarsi): l’introspettiva “Rest my chemistry”, “C’mere”, il singolone “Slow hands” e l’ancor più ottima in versione live “PDA”.

Momento toccante durante l’encore sull’assolo iniziale del coreografico Daniel Kessler per la delicatissima “The Lighthouse”, in cui risalta l’importanza per il gruppo, oltre che del timbro vocale di Banks, della prodezza chitarristica di Kessler, sicuramente segno stilistico distintivo per la band.

Un pezzo di New York a Milano quindi, per una serata che termina col botto e con “The Heinrich Maneuver”, non si può non essere soddisfatti dopo aver assistito ad uno spettacolo maturo ed emozionante, che dimostra anche la strada in crescendo da loro percorsa negli anni.

L’unica nota di dissenso va alla durata, e ai pezzi, qui credo di parlare a nome di tanti, che avrei considerato imprescindibilmente presenti in scaletta (“Obstacle 1 & 2” e “Stella was a driver” su tutti). Comunque visto il resto direi che li possiamo anche perdonare.

 

Setlist

Success
Say Hello To The Angels
Narc
Length of Love
Summer Well
Rest My Chemistry
Slow Hands
C’mere
NYC
Barricade
Take You On A Cruise
Lights
PDA
Memory Serves
Not Even Jail
The Lighthouse
Evil
The Heinrich Maneuver





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