Finalmente potevo riascoltare dal vivo Vasco Brondi, risentire la rabbia, l’energia, la contorta vita di provincia che mi appartiene, suonata nelle sue liriche scabre e visionarie (“...e di file di macchine e di code di macchine e appalti e subappalti sulle tue lune storte i cadaveri degli astronauti e i cani avvelenati produzioni seriali di celi stellati. E i sogni smantellati, deportati in Siberia mentre ti addormenti.” Produzioni seriali di cieli stellati, da Canzoni di Spiaggia deturpata, 2008 La Tempesta dischi).
Ricordo benissimo il primo live delle Luci a cui ho assistito: a Novi Ligure, palco allestito all’ippodromo, 2008: scarpe piene di sabbia e testa incendiata dalla poesia fredda, immaginifica e quotidiana dei suoi testi, serviti al pubblico sulla chitarra acustica di Vasco e l’incredibile elettrica di Canali.

Mi sto dilungando troppo sul passato, avrete capito che quest’ultimo concerto non mi ha coinvolto, come i precedentiavevano fatto.
Sul palco Vasco è con altri tre musicisti: batteria, tastiere , basso, chitarra (Lorenzo Corti, Sebastiano De Gennaro a Giovanni Ferrario).
Gli arrangiamenti sono curati, si sentono le influenze delle collaborazioni con i musicisti della Tempesta, con Rodrigo D’Erasmo e tanti altri.
Niente da dire, il suono è ricco, ma assomiglia troppo ai musicisti di cui sopra, come se Vasco avesse lasciato fare agli altri. I testi perdono di grinta, affogati nelle chitarre new wave.
Vasco sul palco è mobile, si lancia tra il pubblico, lui c’è, come prima. Le sue canzoni no.
La cover di Emilia paranoica è stata davvero la prova del nove: suonata egregiamente, ben arrangiata, morta nel senso. Vasco che ciondola stanco sul palco su “noioioioicaaaa” un po’ mi ha fatto male.
Non mollo comunque, aspetto i prossimi live.

Silvia
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