Grazie ad un'intensa attività live e un impegno e dedizione costanti e immutati, i friulani A Cold
Dead Body sono riusciti negli anni a ritagliarsi uno spazio sempre più considerevole all'interno
del (molte volte sottovalutato) panorama alternativo italiano. I quattro musicisti sembrano essere
riusciti ad attirare su di loro un buon livello d’attenzione, grazie soprattutto ad un sound che si
discosta dalle recenti uscite discografiche di gruppi affini, e che risulta maturo e originale per un
gruppo all'esordio discografico. Proprio in occasione della loro prima uscita ufficiale “Harvest
Year”, abbiamo cercato di scoprire questa band parlando con il cantante e polistrumentista
Stefano, al quale lasciamo spazio e parola…

Siamo in compagnia di Sten, principale compositore e frontman degli A Cold Dead Body, al
quale rivolgo subito la parola per una breve presentazione del gruppo, riguardo la storia e le
origini, per le persone che ancora non vi conoscono.
Tutto è iniziato durante la creazione di alcuni brani partoriti nella mia cameretta molti anni fa. Al
tempo componevo da solo, ma poi la cosa è andata verso una decisa evoluzione. In quel periodo
suonavo con gli Zune (gruppo metal friulano n.d.a.), ma l'ispirazione e l'inventiva erano tali da
permettere la creazione di un nuovo progetto, assieme dapprima a Cristiano negli Zune, e poi
Lorenzo, ponendo le basi per quello che oggi è il progetto A Cold Dead Body. Ci sono stati vari
cambi di line-up, fino all'attuale formazione, ovvero: io al basso, sintetizzatore, voce e corno, i due
chitarristi Lorenzo e Cristiano ed infine Chantal alla batteria.
Passiamo al capitolo relativo la discografia. Avete partecipato a numerose collaborazioni e
raccolte, la più importante quella che che vi ha visti presenti nella compilation Neurosounds.
Come sono nati questi progetti? A livello di promozione e distribuzione vi ritenete soddisfatti
del risultato finale?
Sicuramente Neurosounds è stata una bella iniziativa del forum dei Neurosis, Neuroprison. Ne
hanno pubblicate due edizioni che contenevano ciascuna due volumi, ed è stata sicuramente
un'importante vetrina promozionale, poiché il download era gratuito e abbiamo partecipato con due
pezzi scritti da mè e registrati Homemade, che si discostano da quello che attualmente proponiamo,
però è sicuramente servito a far girare il nome all'inizio.
Il vostro primo promo, datato 2009, è prodotto artigianalmente, in edizione limitata. Com'è
nata l'idea di produrre un lavoro così ricercato, soprattutto nella grafica e nel packaging?
Ci piaceva l'idea di non fare mai niente in maniera convenzionale e canonica, come molti gruppi
attualmente fanno. Volevamo produrre qualcosa di particolare e che si differenziasse dai dischi che
oggi spopolano il mercato discografico. Per le confezioni è stata usata carta riciclata e sono stato
felice di notare come nel giro di 24 ore sono state vendute tutte le 150 copie che avevamo prodotto.
E' stata una buona iniziativa da parte nostra e anche se qualcuno di noi è dovuto stare in piedi molte
notti per realizzarlo, ne è valsa la pena, visto il riscontro ottenuto.
Arriviamo alla vostra prima uscita ufficiale, Harvest years, che esce proprio oggi. Il disco
segna una svolta determinante per il vostro futuro. Ce ne vuoi parlare?
Il disco ha avuto un parto lunghissimo, basti pensare che il gruppo si è formato nel 2007, io
cominciavo a scrivere le canzoni nel 2005, il disco è stato registrato nel 2009, ed esce nel 2011. C'è
un lasso di tempo di ben 6 anni, in cui sono successe molte cose. In origine Harvest Years era stato
pensato come un Ep, poi siam entrati in studio e in sole due settimane, sui monti presso i Mushroom
Studio a Frisanco (vicino Maniago -Udine- n.d.a.) sono state partorite le 10 traccie.
Siamo tutti abbastanza soddisfatti del risultato ottenuto, suona sicuramente diverso da una
produzione normale, ma la cosa è voluta. Abbiamo cercato uno studio particolare, rispetto agli studi
tradizionali, con l'obiettivo di personalizzare il nuostro suono. Infine il disco è stato registrato con la
formazione a 6 componenti e ora lo portiamo dal vivo in 4, servendoci di campionatori e
sintetizzatori.
Il vostro disco esce per l'etichetta russa Slowburn rec. Che tipo di rapporto avete con questa
etichetta? Che promozione vi aspettate?
Siamo molto contenti di come siamo stati trattati dall'etichetta in quanto a contratto, molto più
vantaggioso rispetto ad altre proposte che avevamo ottenuto. Rispettano il lavoro e la creatività
delle loro band e con noi sono stati molto aperti e cordiali. Speriamo in futuro di suonare da quelle
parti e collaborare con altre le band che lavorano con loro.
Invece con l'etichetta italiana Frohike, il vostro disco esce in edizione vinile. Come mai questa
scelta apertamente in controtendenza rispetto ai canoni classici del mercato discografico?
Innanzittuto siamo tutti noi amanti del vinile e del tipo di fruizione analogica e materiale della
musica, secondariamente c'è stata la collaborazione che ha visto il nostro chitarrista Lorenzo
lavorare a stretto contatto con loro, in modo da rendere il prodotto finale molto ricercato e strano,
come piace a noi.
Per quanto concerne la vostra realtà d'appartenenza, ovvero quella friulana, quali sono
seconde te i pro e i contro nel suonare in Friuli, per un gruppo come il vostro? Esiste una
scena indipendente, formata da realtà che ritieni maggiormente significative in questo
contesto?
Di pro non ne vedo, l'unico vantaggio potrebbe essere rappresentato dall'ispirazione data dallo stare
nel nulla, nel deserto del Friuli musicale e artistico. I luoghi di ritrovo sono molto limitati e
mancando questi, manca anche la possibilità di confrontarsi tra gruppi e di avere una spinta di gente
che ti segue e ti supporta. Ci sono sicuramente dei ragazzi che si impegnano molto, ma non
ottenendo riscontri e appoggi promozionali, non hanno la possibilità di emergere ed affermarsi.
A livello di grafiche, quanta importanza date alla componente visuale ed estetica? Esiste un
significato simbolico dietro al mare in tempesta rappresentato in copertina del vostro ultimo
lavoro?
C'è un significato da ricollegare alla natura dei testi, ovvero un dialogo tra le grafiche e le parole.
Esiste un concept alla base del disco che si esplica in un duplice percorso: da una parte viene
rappresentato il distacco del figlio dalla madre, verso la maturità e la crescita personale; dall'altra
l'uomo che si distacca dalla natura, andando verso la tecnologia, viene simbolicamente schiacciato
dal cielo. Il mare in tempesta vuole rappresentare la fecondità, mentre aprendo il booklet troviamo
un bambino rovesciato all'interno di un utero, simboli di un percorso che accomuna ogni essere
umano.
Avete di recente perso il bassista e anche la violinista presente nella formazione originale ha
abbandonato il progetto. Ora sei tu che suoni il basso. É' una scelta condivisa e autonoma,
oppure dettata da ragiorni di diversa natura?
É' stata una scelta totalmente ragionata e pensata. L'opportunità di chiamare un sostituto c'era,
abbiamo in ultimo deciso di rimanere il 4 proprio per lavorare nuovamente su determinati suoni e
approcci ai pezzi, conservando lo stile che ci ha sempre contraddistinti.Non volevamo snaturare il
suono e la scelta di rimanere il 4 è stata la soluzione più immediata.
Siamo in chiusura, vuoi lasciare un messaggio conclusivo agli ascoltatori di Great Complotto
Radio?
Ringrazio per l'opportunità offerta di poter parlare degli A Cold Dead Body e per chiunque volesse
approfondire la conoscenza del gruppo e rimanere in contatto con noi, lo può fare tramite facebook,
myspace all'indirizzo: www.myspace.com/acolddeadbody e infine tramite il nostro sito
www.acolddeadbody.com, da dove si può anche accedere allo store on line.
Intervista con Stefano Casanova, voce, basso, sinth e corno degli A Cold Dead Body (4
Febbraio 2011, NoFun, Udine), a cura di Giulio Mauchigna.
 


Comments




Leave a Reply